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Quinto giorno: Diessenhofen - Zurzach - km 65. Riprendiamo le fedeli biciclette
che mandano a tratti sinistri rumori di ferraglia per le sollecitazioni patite.
Schaffhausen, o Sciaffusa, è una città famosa, quanto lontana e distante; poca
gente per le strade, forse perché è domenica, e un centro storico minuscolo.
Il grande monastero romanico, con la sua architettura severa e un piccolo orto
botanico, sono il simbolo della severità mitteleuropea.
Dopo pochi chilometri, e uno sterrato in salita allarmante per i nostri poveri
muscoli, arriviamo alle cascate del Reno.
Lo spettacolo è terribile e assordante. Quasi mille metri cubi d'acqua al secondo
si precipitano in un salto di 23 metri.
Terrazze panoramiche e strategiche permettono di osservare da vicino le cateratte,
mentre attorno c'è il solito coloratissimo piazzale con negozi di souvenirs, bandierine svizzere, cartoline, paccottiglia e chioschi dove ritemprarsi con birra alla spina e salsicce alla griglia.
Fuggiamo a precipizio per ricominciare i saliscendi fra i boschi; la sponda svizzera
sembra la meno tormentata, ma è solo un'impressione.
Dopo alcuni chilometri di salita asfaltata una discesa mozzafiato ci porta al
monastero di Rheinau.
La chiesa è un trionfo del luminoso barocco tedesco, ancorché temibile nella sua
imponenza. Anche da qui cerchiamo di fuggire, ma la discesa mozzafiato all'arrivo
si trasforma in un contrappasso che mette a dura prova la nostra resistenza fisica.
Attraversiamo il fiume sotto gli occhi impassibili dei doganieri tedeschi per
affrontare una altra salita dolce ma persistente che ci porta a un altopiano. Per alcuni chilometri il Reno occhieggia fra i boschi, maestoso e tranquillo.
Il tempo si guasta di nuovo e sotto una pioggia battente ci rifugiamo in un
albergo della sponda svizzera a Zurzach, una cittadina termale a pochi chilometri da Coblenza.
L'albergo pullula di ciclisti, cui la pioggia e il freddo hanno suggerito,
come a noi, di soprassedere alla ricerca di locande più economiche sulla riva tedesca.
Sesto giorno - Il ritorno - I miei giorni di ferie sono agli sgoccioli.
Il tempo non promette nulla di buono. Ci affrettiamo verso la stazione di Coblenza, sorellina svizzera della della grande città tedesca, a circa 10 chilometri, salutando con tristezza la pista ciclabile che prosegue per Basel, Mainz, Koln, e, alla fine, Rotterdam.
Facciamo a tempo a sistemarci sul primo dei tre treni che ci riporteranno a
Coira con precisione cronometrica quando si aprono le cateratte del cielo.
Gli altipiani centrali della Svizzera, i laghi e i vigneti si snocciolano
silenziosi dai finestrini del treno insonorizzato.
Ripartiremo da Koblenz.
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